Il Day-After di Benevento-Lecce

Analizzare la gara tra sanniti e salentini con la tranquillità del giorno dopo mi permette sicuramente una maggiore obiettività e precisione su quelli che sono stati gli spunti di un match che ha giustificato in pieno la splendida cornice di pubblico che ha fatto da contorno al posticipo della prima giornata del campionato cadetto.

Apriamo subito condannando l’imbecille che durante il minuto di raccoglimento, per le vittime di Genova e del Pollino ha voluto ergersi a protagonista urlando il suo “disappunto” nei confronti dell’ex capitano Fabio Lucioni, passato in estate proprio in forza al Lecce, e giochi del destino in campo dopo diversi mesi di stop per doping proprio contro il “suo” Benevento, grazie ad una sospensione della sanzione di un anno inflittagli e scadente nel prossimo ottobre.

Tornando alla  gara, il Lecce di mister Liverani l’aveva studiata bene, squadra con centrocampo folto, un guastatore come l’ex Pippo Falco e una sola punta di ruolo, Pettinari. Ma non solo, a rendere difficile il gioco ai padroni di casa ci ha pensato un altro ex della gara, quel Marco Mancosu che ha seguito come un’ombra Viola, costretto per poter giostrare palloni a inserirsi  tra i due centrali di difesa. Non solo francobollatore ma anche goleador, infatti proprio il giocatore sardo estraeva dal cilindro un sinistro che non lasciava scampo ad un Puggioni, insolitamente impacciato e poco reattivo. Il Benevento? Bloccata la sua fonte non è quasi mai riuscito a trovare soluzioni alternative, ne per via centrali ne tantomeno sugli esterni, dove le catene sia di destra che di sinistra non sono mai riuscite a trovare sbocchi degni di nota.

Ma quello che ha lasciato un po’ tutti i presenti, quasi increduli, è stato l’atteggiamento e l’approccio quasi come se si stesse affrontando una gara amichevole, con poche situazioni da squadra guerrigliera. La ripresa, almeno sotto il profilo del risultato, nel primo quarto d’ora si è rivelata quasi tragica per il Benevento, con il Lecce che prima approfittava di un errore in chiusura di Di Chiara che permetteva al “rispettoso” Pippo Falco di raddoppiare e poi addirittura con un cross sbagliato di Fiamozzi, con la complicità di un distratto Puggioni di portare addirittura a tre le marcature.

E’ qui che finalmente iniziata la vera partita del Benevento che colpito nell’orgoglio iniziava a mostrare i denti agli avversari invece dei tappeti rossi srotolati nella prima ora. Sicuramente e direi anche finalmente, le forze fresche che mister Bucchi ha mandato in campo per l’arrembaggio finale (Ricci e Asencio in particolare) hanno inciso in maniera determinante, nei confronti di un Lecce, che forse pago o forse con la spia della riserva accesa, non riusciva più a superare il centrocampo. L’epilogo della gara lo sapete tutti, ma quello su cui vorrei soffermarmi e che viene fuori da questa gara è che prima di tutto bisogna trovare alternative al gioco gestito da Viola, perché non si può vivere solo di Nicolas.

L’atteggiamento poi soprattutto nelle gare casalinghe deve essere diverso, perché se è vero come è vero che il Vigorito incute la sua pressione agli avversari, questi forse devono essere messi sotto pressione già nei primi minuti, gestendo bene però le forze, per non restare poi in debito d’ossigeno per il resto della gara. Le scelte dei calciatori ovviamente le lasciamo al mister, ci mancherebbe, ma è apparso evidente che con le due punte fisiche gli avversari sono andati più di una volta in affanno, per non parlare poi di qualche elemento in serata negativa, ma quello può essere momentaneo e fisiologico.

Una sola partita vera di campionato, è chiaro che non può fornire chissà quali indicazioni, semmai chi con il Lecce ha steccato poi si rivelerà il migliore per il resto del campionato, ma questo ora non possiamo saperlo e ci limitiamo ad analizzare con serenità e obiettività quello che abbiamo visto e metabolizzato nella gara con i salentini.

Ora arriveranno due settimane di stop, un bene un male, chissà lo vedremo il 14 settembre con la gara di Venezia, avversaria ostica e pragmatica da prendere con le pinze. Nel frattempo è giusto meditare sugli errori commessi, trovare alternative ad un gioco per la verità, ma ripeto è presto per dirlo, apparentemente compassato e senza idee. Di certo gli uomini per variare le soluzioni di gioco ci sono, anzi un plauso per la gara con il Lecce lo vorrei fare ai due centrali di difesa che al cospetto di una squadra che non dava punti di riferimento in avanti si sono comportati più che bene, sempre attenti e decisi negli interventi.

Un primo Benevento con alti e bassi ancora, come è giusto che sia per una squadra che ha cambiato tanto, alla ricerca di una sua identità e con una casella “over” ancora vuota che semmai, viste le indicazioni della prima vera gara potrebbe anche trovare qualche elemento pronto a riempirla… chissà, le vie di Vigorito sono infinite. Alla prossima… il cammino è appena iniziato.

 

 

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