Il Day-After di Benevento Ascoli. Due “sconfitte” fanno quasi una prova…

Ci risiamo, invece del tris arriva il bis nella casella delle sconfitte interne. Dopo la debacle contro il Foggia il Benevento ricade negli stessi errori e palesa limiti caratteriali e di gioco già mostrati in qualche altra gara di questo campionato. Non è tempo sicuramente di processi, ma è comunque il momento di rivedere alcune situazioni che stanno caratterizzando questo inizio di stagione. Giusto per iniziare, questa squadra è sicuramente una compagine di buon livello, ma l’aver cambiato tanto nell’undici titolare impone sicuramente più cautela nei giudizi sia nel bene che nel male.

Premesso ciò, questo Benevento non riesce a trovare una costanza di risultati e di prestazioni e capirne il perché al momento appare compito arduo da chi è devoluto a risolvere e trovare soluzioni alle problematiche che emergono partita dopo partita. Nel nostro piccolo cerchiamo di esprimere il nostro pensiero per il bene della squadra, ma senza nasconderci dietro al dito e soprattutto esprimendo ciò che vediamo. L’impressione è che questa formazione possa fare molto di più, soprattutto tra le mura amiche dove tolta la parentesi con la Salernitana e parte della gara con la Cremonese non ha mai dato l’impressione di comandare la partita per tutti i 90 e passa minuti.

Il gioco al di la delle dichiarazioni di facciata di alcuni protagonisti appare spesso prevedibile e facilmente contrastabile. E’ ormai risaputo da tutte le avversarie che il Benevento quando viene pressato sugli esterni e sull’unica fonte di gioco che resta comunque il solo Viola, diventa una squadra con tanta confusione e con pochi sbocchi offensivi. Anche il modesto Ascoli è riuscito ieri a fare quello che meglio sa fare, pressare gli avversari, difendersi con ordine e abbassare i ritmi di gara ai quali colposamente il Benevento a parte i primi dieci minuti si è adagiato.

Allora bisogna trovare soluzioni alternative che al momento sinceramente non ne abbiamo viste nemmeno con le sostituzioni in corso. Troppo spesso i cambi riguardano ruolo per ruolo o si butta dentro l’attaccante rimasto in panchina come mossa della disperazione. Ti può andare bene qualche volta, ma il criterio alla lunga darà più risposte negative che positive. Cosa fare in queste situazioni? Probabilmente ripartire dalle certezze, poche per la verità e cercare di apportare dei correttivi alle cose che dopo undici giornate e quattro mesi di lavoro non stanno dando gli effetti sperati.

Se continuiamo a vedere come ieri sera da parte di qualche tesserato nelle dichiarazioni post gara una prestazione positiva dopo una sconfitta, ma soprattutto dopo aver tirato tre volte in porta in 90 minuti, vuol dire che non si ha la reale percezione del momento o forse si fa finta che tutto vada per il verso giusto. Detto ciò, questa volta non analizzeremo reparto per reparto la prestazione dei giallorossi, ma proveremo a capire quali secondo ovviamente il nostro pensiero sono le certezze di questa squadra e cosa invece bisogna provare a cambiare, semmai non in modo radicale.

E partiamo dal portiere che dopo diverse giornate è stato già più volte messo in discussione. Nulla di personale contro Puggioni, ma questo suo andamento altalenante non è più ammissibile, si può prendere goal ci mancherebbe, ma la sua poca affidabilità in questo momento non fa dormire sonni tranquilli a nessuno e quindi un avvicendamento tra i pali non sarebbe cosa sgradita, visto che poi tra l’altro si ha in rosa un elemento di qualità e su cui semmai puntare in futuro come il promettente Montipò. Una delle poche certezze resta la coppia centrale Volta – Billong anche se palesano difficoltà quando la gara impone l’impostazione del gioco dalle retrovie. Sugli esterni di difesa, provate le varie soluzioni con risultati non esaltanti, perché non provare l’accoppiata con Letizia a destra e Di Chiara a sinistra che potrebbe garantire una spinta non indifferente su entrambi le corsie ? Chissà un’idea, ma non certamente un’eresia.

Ieri sera il centrocampo era con gli uomini contati per l’infortunio di Bandinelli e quindi Bucchi pur di non snaturare il suo 4-3-3 ha schierato un improponibile Nocerino a dirigere il traffico in mezzo al campo. Esperimento fallimentare che seppur abbia avanzato Viola di qualche metro guadagnandone in qualità li davanti, ha di fatto permesso alla fisicità dei centrocampisti e degli avanti ascolani di trovare poca opposizione come nell’occasione del goal vittoria di Ninkovic. Allora non volendo fare i tecnici, ma tenuto conto che la fisicità di Viola in mezzo al campo resta un elemento fondamentale perché non pensare anche ad un centrocampo a due e posizionare la squadra con un 4-2-3-1, cosa poi accaduta poi negli ultimi venti minuti con una sorta di 4-2-4.

Qualcuno potrebbe obiettare che il Benevento è stato costruito per il 4-3-3, ma a parere di chi vi scrive appare evidente che ad oggi le soluzioni in avanti (poche per la verità) vengono date dai movimenti all’interno del campo di Insigne che a questo punto potrebbe andare a giostrare dietro Coda creando superiorità numerica sulla trequarti. Stesso discorso dicasi per Buonaiuto che non essendo un fulmine di guerra sotto l’aspetto della corsa, nel 4-3-3 può solo cercare qualche soluzione accentrandosi come fatto ieri in occasione del momentaneo vantaggio di Coda.

Scriviamo ciò perché appare evidente che qualcosa debba essere cambiata senza guardare ne al curriculum degli interpreti, ne all’integralismo del modulo, lo faceva capire ieri sera l’ ex Padella in conferenza: “sapevamo come il Benevento avrebbe giocato e abbiamo preparato bene la partita” cosa che faranno tutti e che qualcuno ha già fatto. Il tempo c’è e la classifica non è deficitaria, ovviamente non chiediamo di rivoluzionare un lavoro orientato ormai da quattro mesi, ma è opportuno guardarsi intorno e iniziare a provare qualche soluzione diversa da quelle finora viste, soprattutto al Vigorito.

Le ultime righe le voglio dedicare ad un grande ex giallorosso, Emanuele Padella, uno di quelli degli “immortali” ai quali diversi protagonisti di questa stagione farebbero bene a guardare come esempio di quello, che con professionalità  e sacrificio, si può diventare per la piazza giallorossa. Quei saluti e quegli applausi prima e dopo la partita sono stati dettati dal cuore, per un ragazzo perbene che, per chi non lo ricordasse, si è seduto anche diverse volte in panchine senza batter ciglio, ma continuando a remare per il bene comune della squadra. Poi capisci come e perché sono arrivati certi risultati… ma il passato è passato ed il futuro vogliamo tutti che continui ad essere roseo, quindi testa bassa e lavorare, tutti indistintamente.

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