Il Day After di Benevento – Verona, quanto Costa l’errore di Coda…

Terza sconfitta interna per i giallorossi in questa stagione, con due gare casalinghe ancora da giocare in questo altalenante girone di andata. Questa volta a festeggiare dopo Foggia e Ascoli è stato il contestato Verona, arrivato nel Sannio sicuramente in un periodo non felice. Ed invece, paradossalmente il Benevento, reduce dal buon pareggio di Palermo e dalla precedente vittoria sul Perugia, è sembrato soffrire più del dovuto il peso di questo incontro casalingo, in un Vigorito che fino a qualche anno fa è stato un fortino inespugnabile.

Vecchie sconfitte, vecchie prestazioni e soliti errori ed ingenuità già visti e rivisti che dopo 15 giornate non possono essere più solo frutto della casualità. Da un punto di vista generale la formazione di mister Bucchi continua ad avere poche idee di gioco, ad avere molti doppioni ma poche alternative in ruoli cardini, nonché come detto e ridetto, una carenza strutturale relativamente ad atleti con carisma e personalità che oggi appaiono più ex calciatori che uomini che possano dare una mano concreta e non a chiacchiere, alla navicella giallorossa.

La sconfitta con il Verona di ieri sera, al di là dell’ingenuità di Costa, seppur ultra recidivo, dello “scavetto” indecente di Coda, e da decisioni arbitrali da rivedere, nasce da un atteggiamento troppo remissivo della squadra, che ha lasciato troppa iniziativa ad un Verona giunto nel Sannio con tante ansie e paure. Tra le mura amiche contro una squadra in difficoltà bisogna sin dall’inizio far capire che tipo di partita sarà e non attendere gli avversari per poi cercare di ripartire in contropiede vecchia maniera, cosa tra l’altro raramente riuscita.

Andando maggiormente nel dettaglio Montipò fortunatamente cresce di partita in partita e pertanto se qualche senatore a gennaio volesse cambiare aria, può tranquillamente accomodarsi. Volta e Billong tutto sommato non se la sono cavata male, anche se in difficoltà quando si deve impostare da dietro, il disastro invece lo ha compiuto Costa, in netta difficoltà su Matos, tanto da commettere falli a ripetizione; anche per lui un addio a gennaio non  farebbe a questo punto strappare i capelli a nessuno.

A centrocampo il Benevento era orfano di Viola e quindi a detta di Bucchi in diverse conferenze, il sostituto naturale sarebbe dovuto essere Volpicelli. Ed invece, come già capitato in passato, spazio ad un adattato come Buonaiuto, che nel complesso ha inciso poco o nulla su questa partita pur se spostato a gara in corso nel ruolo di trequartista. Gli esterni non hanno funzionato malissimo, con la corsa di Improta e con l’appoggio di Gyamfi, entrato a sostituire un Di Chiara sempre più in preda a malanni fisici. Infine Tello e Bandinelli, senza una guida hanno fatto quel che hanno potuto, ma di certo non sono calciatori a cui si possono affidare le chiavi del centrocampo.

In avanti Coda e Asencio ancora una volta non hanno brillato, troppo simili nei movimenti e nelle caratteristiche, probabilmente andrebbero affiancati singolarmente, da un attaccante bravo a sfruttare gli spazi con velocità e potenza e che soprattutto veda la porta. Sul “cucchiaio” di Coda ci limitiamo a definirlo inappropriato con una mancanza nel comprendere il momento della partita e della stagione, insomma un gesto letteralmente da cancellare a suon di goal al più presto.

Sabato si va a Cosenza, una gara e lo diciamo in tempi non sospetti, che se non sarà affrontata con la giusta “cattiveria” rischia di rivelarsi una nuova “Spezia” . Mancheranno di sicuro il difensore Volta e il collega di reparto Costa, per una difesa quindi da ricostruire. Ma al di la dei problemi di formazione, importante sarà l’approccio in terra calabrese contro una squadra guidata da un volpone come Braglia, pronto a fare lo scherzetto al quotato Benevento. Squadra avvisata, gara… salvata.

Alla prossima…

 

 

 

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