Benevento, a Livorno un esame da primato

Cresce e cresce bene il Benevento nuovo corso, quello che nel mese di febbraio è riuscito a suon di vittorie a scalare diverse posizioni in classifica tanto da insidiare le due storiche battistrada Brescia e Palermo. Le gare di ieri hanno confermato, qualora ce ne fosse bisogno, quanto sia equilibrato questo campionato cadetto. Il Brescia, squadra considerata dai più come la maggiore pretendente al salto di categoria, un po’ a sorpresa è caduta tra le mura amiche sotto i colpi di un sempre insidioso Cittadella, mentre il Palermo qualche ora dopo si è sbarazzato della matricola terribile Lecce, rilanciando i sogni di gloria dei ragazzi di mister Stellone, nonostante le pesanti difficoltà societarie.

Ma torniamo a parlare del nostro Benevento. Dicevamo di una squadra in crescita che settimana dopo settimana ha aumentato sempre più la consapevolezza della propria forza. Dieci risultati utili consecutivi non avvengono per caso, ma sono frutto di un lavoro serie sia dentro che fuori dal campo. La domanda che tutti un po’ ci poniamo è spesso questa: cosa è cambiato in questo Benevento? La risposta potrebbe apparire semplice ma in realtà è un po’ più complessa. La squadra costruita in estate dal trio Vigorito-Foggia-Bucchi aveva un’idea, ma probabilmente aveva costruito le fondamenta non proprio sulla roccia.

Le scelte iniziali di accomunare “vecchi” senatori a giovani di talento ma con esperienza nei primi tre mesi di campionato è apparsa fallimentare o quantomeno non confacente ad una categoria dove corsa, voglia e sudore la fanno da padrona, delle volte anche a dispetto del curriculum o delle doti tecniche. A questo poi c’era da togliersi dalle spalle e da metabolizzare una retrocessione dalla massima serie che aveva coinvolto anche in parte il pubblico giallorosso, abituatosi al palcoscenico della A e ritornato in B con l’errata convinzione che la risalita alla A potesse essere quasi una formalità, viste anche le incoraggianti vittorie di inizio campionato.

Ma così non è stato e alle prime difficolta la truppa di Bucchi ha pagato a caro prezzo i cali di tensione, le ingenuità dei singoli e l’inadeguatezza di alcuni elementi arrivati nel Sannio per fare la differenza. Piano piano questo gruppo però ha avuto la forza di reagire e di capire che se in campo non vai a fare la guerra ogni settimana rischi di ritrovarti il giorno dopo la gara con le ossa rotte. Sono così iniziati ad arrivare i primi successi fatti di sacrificio e sudore, quelli non bellissimi da vedere ma che ti fanno crescere come gruppo e come squadra.

Dal mercato poi sono arrivati due elementi che probabilmente per caratteristiche tecnico tattiche si sono sposati in pieno con il resto della squadra. Parlo di Caldirola e Crisetig che hanno fatto aumentare l’asticella dell’autostima di questa compagine portandola a livelli da capogiro. Con il Pescara, uno dei primi veri esami di maturità contro una diretta concorrente. Lì il Benevento ha avuto fame di vincerla quella partita non abbassando mai lo sguardo negli occhi dell’avversario nemmeno quando Mancuso nell’unica palla giocabile della gara aveva ristabilito la parità. In quei frangenti è venuta fuori la voglia da parte di tutti, pubblico compreso, di gettare il cuore oltre l’ostacolo, coronando poi la serata con l’inzuccata di Volta, uno che anche con la caviglia malandata voleva addirittura giocare già a Foggia.

Tutti oggi  hanno voglia e piacere di scendere in campo perché questo Benevento ora fa paura a tutti e per come si è messa la classifica davvero tutto è possibile. Tutto possibile, certo, ma senza mai perdere la fame, la voglia e perché no  anche quella sana cattiveria calcistica che ti permette giocarti al meglio il dettaglio, che alla fine ti fa poi la differenza. Ora arrivano due gare esterne, sicuramente alla portata di questo Benevento, ma altrettanto sicuramente insidiose se affrontate con il fioretto tra le mani. Domani sera il Benevento ritorna in Toscana proprio ad un anno dalla morte del capitano viola Astori. In quell’occasione la settimana successiva al tragico evento, i giallorossi entrarono in campo in punta di piedi quasi per non rovinare un clima già di per se tristissimo. Domani sera però sarà un’altra storia, al Picchi di Livorno i giallorossi dovranno indossare l’elmetto e combattere fino all’ultima goccia di sudore.  La prima di dodici finali da vivere tutte d’un fiato, ma come accaduto negli ultimi anni, tutti appassionatamente insieme.

Ricordando con tanta tristezza nel cuore #DA13…

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