Il Day After di Benevento Spezia. Terzo ko per il “gambero” Benevento e qualche riflessione è d’obbligo…

Compleanno amaro per Patron Vigorito che alla vigilia della sua tredicesima candelina al comando della navicella giallorossa ha visto la sua formazione soccombere sotto i colpi di uno Spezia estremamente cinico. Chiariamo subito però che anche questa volta come nelle nefaste trasferte di Livorno e Cremona, Bucchi e i suoi ragazzi ci hanno messo tanto del loro per meritarsi la terza sconfitta consecutiva e quarta tra le mura amiche.

Andando più nel dettaglio, anche ieri come già capitato nelle ultime due gare, il Benevento è apparso lontano parente di quello determinato e voglioso visto fino a qualche mese fa. Il termometro di questa affermazione è dato dalla prestazione offerta dal pacchetto arretrato, Montipò compreso, reparto fiore all’occhiello della formazione e che invece ieri è caduto inesorabilmente sotto i colpi del duo Da Cruz-Okereke che, con tutto il rispetto, sono due buoni giocatori di B. Il terzetto difensivo Volta-Antei-Caldirola, lo stesso che aveva fatto dormire spesso sonni tranquilli a Montipò, sono apparsi  un “fake” rispetto a quanto fatto vedere in precedenza, con il solo Caldirola a battagliare fino alla fine.

Cosa è cambiato nella testa di questi ragazzi e non parliamo solo di Volta ed Antei? Sicuramente e questo è un dato di fatto, dopo la vittoria sul Pescara crediamo che più di qualche interprete come nel girone di andata dopo la vittoria di Cittadella, abbia pensato semmai incosciamente, sbagliando, che tutto fosse in discesa e che probabilmente si poteva tirare un po’ il fiato. Non parliamo di volontà nel voler non andare più a mille, ma di un senso fisiologico di appagamento per quanto fatto finora che fino alla gara col Pescara non era certamente poco.

Non può esserci altra spiegazione e se una vecchia legge del calcio dice che la gara del sabato è lo specchio di quanto fatto in allenamento in settimana appare evidente che più di qualcosa non vada per il verso giusto. Ed è proprio lì che dovrebbe intervenire chi durante la settimana osserva e controlla l’operato dei suoi atleti e parliamo di mister Bucchi. La concorrenza in una squadra forte e completa come quella giallorossa dovrebbe essere uno stimolo a fare bene per tutti, sia per chi gioca di più e per chi lo fa di meno. Lo standard in diversi ruoli è molto livellato e per quel che vediamo in campo probabilmente alcune scelte sia nell’undici iniziale che a gara in corso restano quantomeno molto opinabili, sia a livello di singoli che tatticamente in relazione agli avversari.

Molti, direi in tanti, chiedono la testa di mister Bucchi come normale che sia in una situazione dove la rosa appare molto competitiva a livello di singoli e dove le argomentazioni proposte dal trainer giallorosso nei pre e post gara appaiono molto cervellotiche e talvolta anche contraddittorie. Per non parlare poi dei cambi in corsa che stanno apportando più danni che benefici alla squadra, forse perché figli di una mancanza di tranquillità e serenità nelle scelte e dove si usano criteri a noi sconosciuti.  Diciamolo, senza termini di smentita il Benevento di Bucchi rarissime volte ha entusiasmato e infuocato la torcida sannita sempre presente in gran numero sia in casa che in trasferta.  Anche in diverse vittorie ottenute, seppur meritate, c’è stato sempre un qualcosa da non far dormire sonni tranquilli.

Ed ora probabilmente sta arrivando il conto finale, quando i punti valgono il triplo, la palla inizia a scottare sotto i piedi e la squadra non riesce ad esprimersi nel modo migliore. Non crediamo che in questa rosa, isolati alcuni elementi con un colpevole ritardo, a dispetto di qualche scelta estiva ancora che lascia tanti perché, ci siano elementi che non remino nella stessa direzione pur semmai vedendo poco il campo. Ora arriva la sosta, in un momento opportuno per cambiare rotta in questa ultime nove giornate e per assicurarsi almeno la presenza nella griglia play-off. Lasciamo perdere le prime due posizioni, Brescia e Palermo al momento sono una spanna più in alto dei giallorossi e la concorrenza per la terza promozione è agguerrita ed affamata.

A proposito lo abbiamo già detto  e ridetto, la risalita in A non deve essere un assillo. Nella massima serie se ci si deve ritornare lo si deve fare con un progetto tecnico serio e duraturo che con tutta onestà oggi appare difficile poterlo immaginare, però si sa delle volte il calcio è tutto il contrario di tutto e anche le esperienze passate potrebbero poi migliorare diversi aspetti. Concludo con la speranza che qualcosa cambi in questa sosta, non penso che sarà cambiato il reggente della panchina giallorossa, ma spero che cambi l’atteggiamento degli interpreti, che alcune scelte vengano fatte più di testa che di pancia e che nessuno da oggi si senta titolare inamovibile. Tutti in discussione insomma ed in campo scenda chi ha ancora fame e voglie e lo abbia dimostrato durante la settimana di lavoro. Alla prossima…

 

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