Il Leone ferito

Sveglia alle 4. Che giorno è? Dove sono? Respiro? Si. Sono viva e anche questa volta in ritardo. Il trolley e lo zaino pronti dalla sera prima, riempiti all’inverosimile nonostante si parta per sole 36 ore, eppure gironzolo a vuoto, non riesco a metter piede fuori casa. Una voce mi urla: ti sbrighi? Così perdiamo il treno! Queste tre parole messe di fila una dietro l’altra mi trasformano in una Lamborghini a 7 marce e in pochi minuti il sedile lato passeggero è mio, e presto la stazione di Napoli è dietro l’angolo.

Venezia non è lontana all’andata, ci arrivo subito, il treno viaggia a 300 km orari ma non importa, deve far presto, la Strega mi aspetta. La città lagunare è magica, affascinante, ma è anche una città complicata e non comprendi le difficoltà di questo luogo fino a quando non devi prendere un battello che ti porta allo stadio. 45′ di navigazione, taxi del mare, gondole, barchette a remi,  imbarcazioni private che sfrecciano ovunque, traiettorie ad incastro che ti fanno chiudere gli occhi perchè temi l’impatto e capisci che se esci vivo dalla laguna puoi anche scalare l’Everest senza problemi, o che se ti salvi dalla laguna puoi comunque imbatterti in una tempesta di schiaffi perchè il battello che ti porta allo stadio è lo stesso dei tifosi veneziani, oltre 100 per la precisione, con tanto di sciarpa al collo e occhi puntati su di noi.

Ci osservano, hanno capito che siamo beneventani, il nostro accento “terrone” non lascia dubbi. Nessun vessillo al seguito, ma un’irrefrenabile voglia di parlare della Strega ci rende riconoscibili a tutti, ma con loro non ci sono precedenti e ci ignorano. Davanti a noi il nulla, solo acqua, loro sono concentrati, silenziosi, a stento accennano qualche sorriso, eppure stanno andando allo stadio e quasi sono dispiaciuta di non sentirli intonare cori per la Serenissima. Potrebbero sventolar bandiere, andare incontro alla loro squadra in clima festoso e invece trascorrono quei 45′ in un religioso silenzio rotto solo dal nostro “urlo scomposto” allo scorgere Gaetano Letizia appoggiato al vetro del battello che porta la Strega allo stadio, e inevitabilmente ci ritroviamo oltre 200 occhi su di noi.

Finalmente arrivo al Penzo, saluto tutti, amici e non, non mi importa, sono felice. Ecco il fischio di inizio partita. Gioia, ansia, la paura della rimonta, sentimenti che non mi lasciano fino al triplice fischio dell’arbitro e la vittoria finale della Strega. La gioia incontenibile ben presto si trasforma in preoccupazione, la mia testa torna al battello, quello che devo riprendere con i veneziani (dormo a Venezia) che forse non saranno tanto concentrati e tolleranti come prima di fronte a sei beneventani che si portano a casa i 3 punti.

Mentre attendo l’apertura dei cancelli del settore ospiti, i battelli dei tifosi locali partono e a quell’attracco non ne arriveranno più. La paura svanisce, 4,5 km a piedi sul lungomare in compagnia dei miei amici, stremata per la giornata faticosa e per le energie spese a sostegno della Strega, penso a quanto è bella Venezia e a quanto sia stata magica questa trasferta.
Improvvisamente, nel buio della notte, la laguna mi regala l’ultima incredibile emozione: dai battelli che riportano i tifosi beneventani a casa si sentono cori festanti e si vedono bandiere giallorosse sventolare. Orgogliosa della mia gente e dei miei colori, nonostante la stanchezza, alzo il ritmo della camminata, quasi a non voler perdere il passo, ma mi arrendo alla velocità del battello.

Piazza S. Marco è vicina, vedo il suo Leone, bellissimo, imponente, maestoso ma stasera ferito, la mia Strega ha conquistato la Serenissima.
#stregaOrnella

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...