Il Day After di Benevento – Foggia, una lezione per il futuro

Eccoci qua, è “passat a nuttat” una di quelle che ti fa alzare al mattino con il cosiddetto “piccio” perchè non riesci a ancora a spiegarti cosa sia realmente accaduto ieri sera sul terreno e anche sugli spalti del Ciro Vigorito. Per carità nessuno pensava che il Benevento fosse la corazzata che potesse non perdere mai in questo campionato, anzi in tanti ed io tra questi, eravamo ben consapevoli che il Foggia sarebbe stata una gatta brutta da pelare, ma perdere come accaduto ieri sera, al di la della rivalità con i Satanelli, lascia molto amaro in bocca, soprattutto per quelle che era nelle potenzialità degli undici scesi in campo.

Una lezione quella di ieri sera un po’ a trecentosessanta gradi che ha coinvolto sia la squadra che un po’ tutto l’ambiente giallorosso, apparso scarico, lasciatemi passare il termine, anche dopo il vantaggio e quindi potenzialmente al primo posto in classifica con una gara in meno. E questo è proprio uno degli aspetti che ieri ha fatto la differenza, da un lato una squadra consapevole di essere forte e che una volta in vantaggio ha quasi dato per scontato che al 7′ la partita fosse saldamente nelle sue mani e dall’altra invece una compagine, quella foggiana, con l’acqua alla gola che nonostante lo svantaggio a freddo ha preso forza e consapevolezza minuto dopo minuto di poter compiere l’impresa al Vigorito, trascinata da quello spicchio del settore ospiti rumoroso e compatto.

La partita è stata vinta proprio dal diverso atteggiamento, al di la dei moduli e degli uomini in campo, il Foggia ha avuto fame e sete di vittoria, il Benevento si è adagiato sul vantaggio, palesando in diversi elementi superficialità e poca cattiveria agonistica quella che ti fa arrivare prima sulla palla e vincere la maggior parte dei contrasti in mezzo al campo. Poi possiamo parlare, come faremo di tattica, di uomini, ma quello appena detto a parere di chi vi scrive  ieri sera ha fatto la differenza. Se si pensa che tutto sia così facile, quasi dovuto, da raggiungere e che questo campionato è così semplice da assegnare al Benevento un ruolo da protagonista a prescindere, allora vuol dire che si è fuori strada e che si conosce poco il campionato di B, dei quali non siamo degli abituali frequentatori, ma che abbiamo imparato a conoscere.

Detto ciò andiamo ad effettuare la consueta analisi del giorno dopo ritornando a parlare inizialmente del  reparto arretrato, dove salta subito all’occhio la prestazione inaccettabile di Puggioni che si porta sulla coscienza tante responsabilità sulle prime due marcature rossonere. La prima per una errata posizione sua e probabilmente anche della barriera, tralasciando comunque l’ottima punizione di Kragl e nella seconda una uscita da novello portiere di una indefinita categoria. Il discorso di questo campionato è abbastanza chiaro: pochi saranno i tiri verso la porta giallorossa, ma su quei pochi bisogna essere pronti e reattivi. Discreta invece la prestazione sia dei due centrali che di Letizia, chiamato poi nella seconda frazione a fare l’esterno destro. Su tutti positiva la gara di Costa, uno dei pochi pronto a mostrare tacchetti e determinazione agli avversari. Discorso a parte per capitan Maggio, a cui si chiede oltre di accrescere l’esperienza di confrontarsi, anche a muso duro se del caso, con i direttori di gara. La sua prestazione ieri sera non ha convinto in rapporto a quelle che sono le sue potenzialità.

E passiamo alla nota dolente, ossia il centrocampo che a differenza dei dirimpettai ha mostrato meno artigli e ancor meno cervello. Viola si è fatto ingabbiare senza riuscire mai a trovare le giuste soluzioni tanto da perdere colpevolmente la palla da cui è poi nato il tris rossonero. Bandinelli e Nocerino hanno creato poco e filtrato ancor meno, con il secondo in una condizione fisica che ancora limita le sue giocate, tanto da farlo poi sistemare nell’inedito ruolo di trequartista nella seconda frazione, dove ha tra l’altro fallito una ghiotta occasione. Tempo ce n’è e anche tanto, ma oggi credo sia sotto gli occhi di tutti che il Benevento non possa prescindere da Tello, per gamba e anche tecnica poi Bandinelli, Nocerino e Del Pinto si giocano la terza maglia, ripeto questo al momento, poi tra qualche mese siamo pronti a rivalutare il tutto.

Infine l’attacco con un Coda che nonostante il goal al 7′ resta sempre un po’ abulico e per caratteristiche poco adattabile a ricoprire il ruolo di punta centrale in un tridente, dove lo sfruttamento degli spazi è pane quotidiano. Poca roba ieri sera anche i due esterni d’attacco che oltre a rincorrere i paritetici foggiani non sono riusciti a dare la medesima pressione quando la palla era tra i loro piedi. Nemmeno i cambi operati da mister Bucchi hanno sortito l’effetto sperato; Asencio ha vagato intorno a Coda (non era meglio il contrario?) e sia Buonaiuto che Insigne non sono stati in grado di creare nulla di pericoloso sulla tre quarti, anche se è giusto sottolinearlo, a livello tattico c’è stata anche un po’ di confusione con calciatori cambiati di ruolo due tre volte nell’arco della gara.

Una lezione, che come lo è stata quella della prima ora di gioco con il Lecce, deve ora essere recepita dalla squadra in vista delle difficile trasferta di Pescara dove un po’ tutti si augurano di rivedere una squadra affamata e combattiva, pronta a vender cara la pelle. Solo così i risultati non tarderanno ad arrivare, anche perchè le qualità indubbiamente esistono e quindi si tratta solo di cacciare in ognuno di loro quella fame e quella voglia di vincere, caratteristica delle grandi squadre. Un incidente di percorso può capitare, ci mancherebbe, ma l’importante è che resti un episodio unico e raro a prescindere poi dal risultato.

Le ultime due parole, non parlo mai degli avversari, ma questa volta faccio un’eccezione, le spendo per uno degli ex della gara Michele Camporese. Uno che a Benevento aveva lasciato sicuramente tanti estimatori e molti ricordi belli, tanto da meritarsi applausi al suo ingresso in campo. Al goal la sua esultanza sotto il settore ospiti ha fatto storcere il muso a tanti, vista l’accoglienza ricevuta e sinceramente poteva essere molto più sobria, anche perchè il semplice tifoso non conosce tanti “segreti e passaggi” sul suo trasferimento in terra pugliese, ma interpreta quel gesto semmai rivolto ad un singolo, come scherno nei propri confronti. Capiamo l’adrenalina ma in certi momenti la ragione e i modi di fare possono e devono essere più riflessivi e meno uterini e nello stesso modo, semmai anche più diretti. Ma questo è il calcio, oggi con noi domani contro di noi, ciò che resta è solo e sempre la maglia.

Alla prossima…

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